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Rassegna stampa

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Recensione ponderata del Recital di Stefano Secco al Teatro Verdi di Trieste: speriamo che torni presto!
Pubblicato da Amfortas su 2 ottobre 2015 (Blog “Di tanti pulpiti di Paolo Bullo”)

Era da tempo, tanto tempo, che al Teatro Verdi di Trieste non si svolgeva un recital di canto che, a mio parere, dovrebbe essere un appuntamento fisso (al plurale, perché in una stagione ce ne vorrebbero almeno due o tre) per ogni teatro lirico degno di questo nome. Il recital è una manifestazione che aiuta la divulgazione dell’opera e lo fa senza che la lirica sia svenduta con mezzucci che sviliscono sia la musica sia gli interpreti. Insomma non è un gioco al ribasso, un abbassamento dell’asticella culturale, anzi vanta una tradizione nobilissima e inoltre ha il pregio di costare relativamente poco soprattutto se, come ieri al Ridotto del Teatro Verdi, l’accompagnamento ai cantanti è delegato a quel meraviglioso strumento che è il pianoforte.

E poco importa se – purtroppo – il pubblico non è straripante nonostante i prezzi bassissimi in rapporto alla qualità della proposta, quello che conta è che si sia gettata la prima pietra di una ricostruzione culturale. Certo, ora bisogna suggerire l’iniziativa in altre occasioni, in modo che il pubblico metabolizzi il concerto di canto e lo consideri al pari degli scadenzati appuntamenti operistici.
In questo senso bisogna segnalare l’impegno – ribadito anche ieri sera –del sovrintendente Stefano Pace e dare atto all’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” di aver ben operato per l’organizzazione.
Il protagonista è stato il tenore Stefano Secco del quale – e mi scuso per l’autocitazione – dopo il debutto a Trieste (2010) avevo definito così la prestazione nella difficile parte di Jacopo Foscari:

Magnifica la prova di Stefano Secco, un tenore relativamente giovane e poco pubblicizzato che sta facendo da qualche anno una bellissima carriera. Voce non strabordante ma educata, solare e omogenea in tutto il registro, Secco è riuscito nella non facile impresa di dare un’identità precisa al figlio del Doge, che come ho già detto è un mollaccione che piagnucola sempre. Nell’interpretazione di ieri sera invece, il personaggio aveva una sua malinconica dignità virile espressa tramite un canto sorvegliato, ricco d’intense mezzevoci e più corposi slanci giovanili (ora, lo vedo anch’io che slancio giovanile corposo fa pensare a una cosa brutta, ma non è quello che intendo io, strasmile).
Direi che è stata la migliore prestazione tenorile che ho sentito a Trieste negli ultimi anni, a meno che non mi dimentichi di qualcuno, anche perché il colore della voce era molto adatto alla parte, il fraseggio esemplare e la recitazione sobria e coinvolgente. Bravo!

E, come tutti i miei happy few sanno, non sono certo uno che si esalta con facilità quando deve recensire uno spettacolo.

Ora, tutto ciò di buono che scrissi cinque anni fa mi sento di riproporlo dopo il recital di ieri sera. Con un valore aggiunto in più e cioè che Secco ha inserito – com’è prassi in queste occasioni – alcune romanze di Francesco Paolo Tosti e le ha cantate assai bene, facendo un bel servizio a questo repertorio che è ingiustamente reietto e spesso guardato con sufficienza. Madornale addirittura fare confronti con i Lieder di matrice tedesca, che sono altrettanto meravigliosi: paragonare due generi musicali così diversi per ispirazione e humus culturale è semplicemente insensato e dimostra solo l’ignoranza musicale di chi azzarda l’accostamento.foto
Meno convincente, invece, la prestazione del mezzosoprano Sarah M. Punga, che si è alternata a Secco in alcune arie e l’ha affiancato nei duetti. Benché la natura sia stata generosa con lei – il volume è davvero importante – l’artista ha palesato alcuni limiti che le hanno imposto un’emissione forzata, tutta di fibra. Di conseguenza la linea di canto è risultata accidentata, con qualche slittamento d’intonazione e un vibrato largo abbastanza fastidioso. Fantasiosa la pronuncia, circostanza messa in luce anche dal confronto con Stefano Secco, il quale invece fa della dizione chiarissima uno dei punti di forza.
Il pubblico ha apprezzato con entusiasmo l’esibizione dei due artisti, che hanno regalato anche due bis, di cui uno…mirato (smile): Le ragazze di Trieste e Non ti scordar di me.
Brava Adele D’Aronzo, che ha accompagnato al pianoforte i cantanti.
Alla fine, apprezzatissimo, gli spettatori hanno ricevuto come gadget un compact con una selezione d’arie d’opera che anticipa il prossimo disco di Stefano Secco.

A seguire la locandina.

Un saluto a tutti, alla prossima!

OPERACLICK Recensione di Lorenzo De Vecchi al Recital “Crescendo”

Ci sarà stata anche la Bora, ma si potrebbe pretendere da una delle città “liriche” d’Italia che il Ridotto del suo teatro lirico si riempia per un recital come questo. Stefano Secco non è un nome mondiale della cultura pop, ma certo è un nome mondiale della lirica, e una città che vanta qualche migliaio di abbonati dovrebbe ritrovare la voglia di partecipare a una serata simile. I presenti, comunque, sono usciti molto soddisfatti da un concerto ben concepito nel programma e ben realizzato da un tenore che, da parecchi anni ormai, è una certezza: e sono usciti con un cd in mano, anteprima della sua nuova raccolta di arie dal titolo Crescendo, di prossima uscita. Il recital, realizzato in collaborazione con l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi”, prevedeva arie e duetti del grande repertorio e canzoni di Tosti; insieme con Secco era ospite il mezzosoprano Sarah M. Punga, che a Trieste fu Olga dell’Onegin ben vent’anni fa, giovanissima.
Secco da qualche tempo si sta spostando verso il repertorio lirico spinto e drammatico: si sa, altri successi, una visibilità più ampia, è un balzo che hanno fatto in molti. Ma la sua voce resta ideale nel repertorio lirico puro, nel Verdi giovane, nel repertorio del primo Romanticismo, nonché nelle canzoni di Tosti, interpretate nella serata di giovedì in modo molto elegante. Voce educata, dizione perfetta, musicalità, un accento verdiano impeccabile, fanno di Stefano Secco un cantante che è sempre consolante ascoltare: consolante perché non tradisce, la voce non dà segni di cedimento, il controllo del fiato è da manuale. La pasta vocale forse non è quella a cui siamo abituati (oggi, almeno) per Tosca: in fondo l’interpretazione di «E lucevan le stelle» è stata la meno convincente della serata, anche perché la celebre smorzatura sul la naturale non è venuta benissimo. Dove Secco cerca qualcosa di troppo (succede anche in «Dal più remoto esiglio» dai Due Foscari, forse per questo la cabaletta è stata evitata) l’emissione, in genere così pulita, si sporca appena. Peli nell’uovo, beninteso: così come le vocali chiare leggermente nasali e, se prese dal basso, certe note un po’ stimbrate nella regione acuta per la ricerca di una adeguata copertura del suono. Ma tutto ciò, appunto, a voler indugiare, giacché si tratta di un recital solistico e si può andare nel dettaglio minimo. Per il resto, solo elogi, in particolare per un’interpretazione davvero mirabile del duetto finale da Carmen. Anche in questo caso, manca forse qualcosa nel timbro per un Don Josè ideale: ma, di là dall’esecuzione tecnicamente perfetta, Secco in questo pezzo di chiusura del concerto ha trovato un’intensità e una varietà d’accenti che giustificano la sua scelta di insistere in questo ruolo. Ad affiancarlo nel duetto, e ad alternarsi con lui in alcune arie solistiche, c’era Sarah M. Punga, che verso la fine della serata ha trovato a sua volta i suoi accenti migliori. Performance per il resto non fortunatissima la sua, a causa di un’emissione spesso spinta e di un vibrato non sempre stabile, problemi che andavano a incidere sulla dizione. Il clima gioviale della serata si è arricchito di due bis: un omaggio alla città ospitante con «Le ragazze di Trieste» e, infine, una «Non ti scordar di me» il cui ritmo ternario ha ispirato una breve danza tra i due cantanti, sempre ben accompagnati al pianoforte da Adele D’Aronzo.
Lorenzo De Vecchi

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Patrizia Ferialdi intervista STEFANO SECCO per IL PICCOLO di Trieste in occasione del Recital “Crescendo” in programma al Ridotto del Teatro Verdi (versione “integrale”!)

E’ uno dei cantanti più tecnicamente preparati attualmente in circolazione. Il suono totalmente ‘avanti’ immascheratissimo, una tecnica respiratoria da manuale e una fonazione sul fiato gli permettono di emettere suoni omogenei in tutta l’estensione, con un registro acuto ricchissimo di armonici….” così dicono di lui nelle entusiastiche recensioni postate sul web, ma i commenti positivi si possono leggere pure sulla carta stampata, a voler citare il giudizio espresso da Paolo Isotta, autorevole critico del Corriere della Sera, che di lui scrive : “ è autentica voce italiana e sarà il migliore tenore lirico nei prossimi anni”.

Un giudizio preannunciato e condiviso anche dai melomani triestini, che lo hanno premiato come miglior tenore della stagione lirica 2011 per la ragguardevole prestazione offerta nella ripresa de “I Due Foscari”, allestita con grande successo di pubblico e critica dopo un’assenza durata quasi trent’anni. Stiamo parlando di Stefano Secco, figura di spicco nel panorama tenorile internazionale, domani sera a Trieste per un recital – organizzato dalla Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste in collaborazione con l’Associazione Triestina Amici della Lirica “G.Viozzi” – che si terrà nella Sala Victor De Sabata, Ridotto del Teatro Verdi , con inizio alle ore 20. Al concerto, che si avvarrà dell’apporto pianistico di Adele D’Aronzo, prenderà parte anche il mezzosoprano Sarah M. Punga, nota al pubblico di Trieste per aver cantato, giovanissima, il ruolo di Olga nell’”Evgenij Onegin” del 1995/96 alla Sala Tripcovich, per il quale è stata poi premiata dagli Amici della Lirica come migliore giovane interprete.

Si potranno ascoltare arie romanze e duetti, da Tosti a Mascagni, da Verdi a Puccini, in un “Crescendo” di emozioni musicali che approderà nelle note passionali della Carmen di Bizet. “Ho scelto di intitolare così questo programma – spiega Secco – perché chiaramente suonava bene musicalmente ma anche perché è il titolo del mio primo CD che uscirà a Natale (per la casa discografica Delos Records e con la direzione del Mo. Orbelian, ndr.), in cui, attraverso sedici brani, ho potuto affrontare un excursus musicale proprio come un crescendo di studio e di maturità vocale.”

  • Quindi, nel suo repertorio, non solo opera ma anche liederistica e romanze da salotto…
  • Certamente. In verità non ho mai affrontato la liederistica tedesca ma ho inciso, per la Naxos, diversa musica da camera di Tosti Mascagni e Puccini. E’ un genere che sento molto vicino per la dimensione di intimità che sa creare, c’è bisogno anche di cantare piano, quasi sussurrato, che di solito in teatro, con l’orchestra, non è possibile. E diciamo pure che è anche la dimensione più giusta per cantare col pianoforte, in una sorta di relax vocale e spirituale. “
  • Tranne due arie di Tosti all’inizio, la prima parte del programma è tutta dedicata a Verdi…
  • Io amo molto Verdi, perché insegna davvero a cantare. La sua è una scrittura che insiste sulla zona di passaggio, che è molto importante perché va cantata non al massimo della voce e il suono deve essere ben legato… Certo ci sono anche le frasi puntate e accentate ma, nel complesso, ci sono queste grandi frasi legate specialmente nei cantabili che ti aiutano a dosare il fiato soprattutto nella zona di passaggio, appunto”.
  • E poi, nella seconda parte, si passa al verismo. Come lo gestisce tecnicamente questo salto interpretativo?
  • La base deve essere sempre il belcanto nel senso di suono appoggiato bene ma qui, poi, va calcata la pronuncia e bisogna andare quasi sul declamato.”
  • Lei ha fatto anche repertorio francese. Quali difficoltà incontra il cantante italiano in questo ambito ?
  • Più che altro è uno stile molto diverso, primo per la pronuncia che molte volte e’ nasale e poi c’è molta linearità e la parola è molto meno scandita rispetto al declamato italiano che, nelle opere francesi, praticamente non c’è tranne certi momenti di Carmen che ha delle parti veriste. Se, per esempio, prendiamo la romanza di Don José questa è un esempio di linearità dall’inizio alla fine…e anche l’aria di Romeo è così, fatta di colori e accenti musicali ma niente declamato.”
  • Come descriverebbe le caratteristiche della sua voce anche in relazione del repertorio che sta affrontando ?
  • La mia voce dagli inizi a oggi è cambiata moltissimo e non so neanche spiegare veramente cos’è successo….diciamo che in certe zone ha trovato molto sfogo ovvero si è espansa nel settore acuto ma poi anche il centro si è irrobustito per cui direi che, nel complesso, la mia voce è sempre di tenore lirico. E diciamo che quello che cerco tutti i giorni è un suono limpido che si basa sullo squillo e sul timbro piuttosto che su grandi cavità o suoni più prevalenti di petto. In definitiva direi che la mia è una voce all’italiana, limpida chiara e di squillo, distante dalla risonanza alla tedesca, tutta chiusa, o di natura baritonale che non mi appartiene proprio.”
  • Quando studia un nuovo personaggio si ispira a qualche grande cantante del passato ?
  • Diciamo che sento un po’ tutto quello che è successo… di solito ascolto molto Caruso che ha inciso tanto ma anche tutti gli altri, come Corelli Pavarotti e Domingo. Oggi su You Tube si trova tutto…mi piace ascoltare, spartito alla mano, tanti tenori nella stessa romanza perché ognuno ha qualcosa da suggerire, percio’ se mi interessa qualcosa me lo segno e poi cerco di riprodurlo.”
  • C’è un ruolo a cui si sente più legato ?
  • Rodolfo nella Bohème, perché è stato il primo grande ruolo in assoluto, debuttato Parma.”
  • Nell’economia di uno spettacolo, quanto conta l’interpretazione scenica e l’apporto registico?
  • Direi che conta tanto e il regista è fondamentale sia per le indicazioni sulla posizione da tenere in palco sia perché molte volte ti fa cogliere e capire qualche intenzione che ti è sfuggita ed è, invece, molto interessante da piazzare nell’opera. Purtroppo però lo stravolgimento registico è diventato una moda, e qui la cosa diventa una forzatura : la maggior parte dei registi cerca di fare cose che facciano scalpore, che non passino inosservate anche in senso negativo, hanno paura di fare una regia che fila via dritta, dove puoi ascoltare le voci e apprezzare la messinscena nel complesso. Ho incontrato registi che hanno stravolto testo e temperie psicologica dell’opera, ricostruendo uno spettacolo alla fine del tutto campato in aria.”
  • Ha un ruolo che è ancora rimasto nel cassetto ?
  • Sicuramente Manrico del Trovatore, è un ruolo che non ho mai eseguito e che debuttero’ a Graz tra un paio d’anni. Intanto nel concerto di Trieste ho inserito il duetto con Azucena del secondo atto.”
  • Oltre a cantare lei si è pure diplomato in percussioni al Conservatorio sotto la guida di Tullio De Piscopo, come mai questa scelta?
  • E’ presto detto. In casa sono cresciuto con mio padre che ascoltava lirica e mio fratello, che da sempre suona la chitarra pop, tutti gli altri generi. A sedici anni, dopo gli studi di pianoforte, mi è scoppiata la passione per i ritmi e ho avuto la fortuna di incontrare Tullio De Piscopo che, per me, è stato fondamentale. Prima sarei stato troppo timido per salire su un palcoscenico invece, grazie a lui che mi ha trasmesso questa voglia di fare, ho potuto realizzare la mia grande passione, ovvero prima il ritmo e poi il canto. Inoltre è stato una guida anche umanamente.”
  • Cosa prova nel ritornare a Trieste a distanza di quasi cinque anni dal successo de “I DueFoscari”i ?

Sono davvero felicissimo! I Foscari hanno rappresentato una tappa importantissima nella mia carriera perché per me era il debutto nel ruolo di Jacopo, una parte che mi interessava moltissimo da sempre. Ricordo che, da bambino, ascoltavo un cd Decca di brani inediti cantati da Pavarotti con la direzione di Abbado in cui c’era proprio l’aria di Jacopo Foscari, anche se con un’altra cabaletta, e ricordo che mi colpi’così tanto da avercela sempre in testa. Così, quando mi hanno chiesto se volevo fare i Foscari a Trieste, ero così contento che ho studiato la parte in quattro e quattr’otto. E poi ho anche il bellissimo ricordo di esser risultato il miglior cantante della stagione lirica.”

Il concerto di Stefano Secco e Sarah M.Punga si preannuncia un evento davvero speciale, ideale preludio all’imminente stagione lirica che si aprirà a fine ottobre col mozartiano “Don Giovanni”.

L’ingresso è a pagamento al prezzo unico di euro 15,00, ridotti €. 10,00 per gli abbonati alla stagione lirica, per i soci dell’Associazione Triestina Amici della Lirica G.Viozzi e i minori di 26 anni. Copie dei CD di Stefano Secco sono in vendita da oggi presso la Libreria Minerva di via San Nicolo’ 20 dove, venerdì mattina, gli artisti aspetteranno i loro fans per una sessione di autografi.

Patrizia Ferialdi

Trieste, 28 settembre 2015

 

Sul Primorski dnevnik del 24.9.15 anticipazioni sul Recital di Stefano Secco del 1.10.15 al Ridotto del Teatro Verdi

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Il Piccolo 12.9.15 Anticipazioni sulla stagione 2015-16 dello Staattdtehater Klagenfurt  (conferenza stampa)

 

Il Piccolo 1.7.2015 Intervista di Elisabetta d’Erme a M:R: Bosinelli sul musical perduto di Anthony Burgess

Nell’ambito della collaborazione con la Trieste Joyce School, l’Associazione Triestina Amici della Lirica G. Viozzi  ha organizzato una conferenza interessantissima il 1° luglio all’ Auditorium Museo Revoltella, Via Diaz 27

– Rosa Maria Bosinelli (Università di Bologna) e Serenella Zanotti (Università Roma Tre) ha ricostruito l’incredibile storia del musical “Ulyssea”, tratto dall'”Ulisse” di James Joyce su musica e testi dello scrittore e compositore Anthony Burgess (1917/1993), autore del celebrato romanzo “L’arancia meccanica”. Il “musical” ULYSSEA era stato programmato per andare in scena al Teatro G. Verdi di Trieste durante la stagione lirica del 1992/93 (alla Sala Tripcovich). L’edizione italiana del “musical” intitolato “Blooms of Dublin” e originariamente trasmesso dalla BBC nel 1982, doveva essere curata dell’attore triestino Mario Maranzana, ma non andò mai in scena… Ora sono stati ritrovati i manoscritti e molto altro ancora……. cosa accadde veramente????
L’incontro, dal titolo ‘L’Ulyssea triestina di Anthony Burgess e Mario Maranzana’, era  moderato da Elisabetta d’Erme (Amici della Lirica)

 

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Il Piccolo – 13.3.2015 – Intervista di Patrizia Feriali a Raina Kabaivanska

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Il Piccolo – 7.3.15  – Articolo di Patrizia Ferialdi – Anticipazione sull’evento Kavaivanska a Trieste

Vedi anche articoli sui giornali web:

OPERACLICK .it del 10.3.15

FREAKSONLINE.IT del 9.3.2015

INFORMATRIESTE.EU del 7.3.15

 

Articolo del 13 gennaio 2015 – Il Piccolo – Sul nostro accordo di collaborazione con la Consulta Disabili FVG

 

Articolo del 10 dicembre 2014 – Il Piccolo – con anticipazione pre-ascolto curato da E. Gaspari in collaborazione con il Circolo della Stampa.

 

Selma Pasternak «Nel mio dna la storia del dottor Zivago»
Il soprano, pronipote del famoso premio Nobel russo vive a Moruzzo: gli Amici della Lirica la riportano a Trieste

di Maria Cristina Vilardo –  IL PICCOLO 28 novembre 2014

Sogna di poter cantare nuovamente al Teatro Verdi (“Sarebbe un grande onore per me”), dove nel 2006 era tra i protagonisti dell’opera “Il mondo della luna” di Paisiello, nella messinscena di Gino Landi. Intanto la prossima primavera la riporterà a Trieste per un concerto l’Associazione Amici della Lirica “Viozzi”. Con un grande carico d’arte nel suo dna, Selma Pasternak è pronipote del celeberrimo Premio Nobel e autore del romanzo “Il dottor Zivago”. Il soprano vive con la sua famiglia a Moruzzo, sulle colline moreniche.

Il padre di Boris Pasternak era pittore, come il padre di Selma, e illustratore delle opere di Tolstoj. La madre Rosa Kaufman era un’apprezzata concertista di pianoforte. La loro casa era frequentata da artisti, poeti, scrittori e musicisti, come il compositore e pianista Schriabin. «Un giorno Schriabin – racconta Selma – era venuto nella loro dacia e il padre di Boris gli chiese un parere sulle qualità musicali del figlio, che studiava composizione al Conservatorio di Mosca. Forse ci teneva, perché per il popolo slavo la musica è importante, è un valore aggiunto per la comprensione del mondo. Schriabin disse che Boris era un buon esecutore ma non aveva il talento del compositore, era meglio che si occupasse di qualcos’altro che gli stava a cuore. E Boris rivelò al padre che lui componeva sì, ma poemi, non musica».

Un artista anche il nonno?

«Mio nonno Antonin, fratello di Boris, era dottore. Durante la Rivoluzione bolscevica si è rifugiato a Praga. E nel 1944 è stato condotto nel campo di Theresienstadt/Terezín, dove poteva fare il medico. Compilò una lista di persone fingendo che fossero affette da una malattia rara, così salvò se stesso, sua moglie, il figlio e una certa quantità di persone. Gli hanno dedicato una targa postuma su un albero al Giardino dei Giusti, lo Yad Vashem di Gerusalemme».

Suo papà era russo e la mamma serba. Come si sono incontrati?

«In terza superiore, a ragioneria, mia mamma leggeva sotto il banco “Il dottor Zivago”. E diceva: “Ma come mi piacerebbe sposarmi con un Pasternak!”. Quattro anni dopo papà era ospite di amici a Belgrado e la mamma era venuta lì da Novi Sad con i compagni di classe per festeggiare la maturità. Si incontrarono sui grandi boulevard lungo il Danubio, e il giorno dopo papà si presentò con un mazzo di rose rosse all’albergo dov’era alloggiata mia mamma».

Scoppia il grande amore, e poi?

«Decidono di uscire dal territorio jugoslavo e attraversano il confine con passaporti falsi, arrivando a Trieste. Vengono ospitati al campo profughi di Padriciano, che era stato costruito dall’architetto Danilo Mattiussi, oggi mio suocero. Anche Glauco, mio marito, è architetto».

Sua figlia si chiama Ginevra Larissa Selvaggia Pasternak. Un nome importante…

«Gliel’ho voluto dare perché penso che non c’è cosa più bella della storia tramandata. Volevo dare anche a lei un contatto con Boris Pasternak. E mio marito ha avuto piacere che avesse il mio cognome, per la sua forza, la sua valenza. Quasi nessuno sa che il vero nome della protagonista del “Dottor Zivago” è Larissa, Lara è un diminutivo, invece Ginevra viene dal gaelico “Gwenhwyfar” e vuol dire “la bianca tra gli elfi”. Io ho perso una gravidanza prima di Ginevra e non sapevo se ce l’avrei fatta a diventare mamma. Così quando sono rimasta incinta, ho pensato: “È lei la mia bianca tra gli elfi”».

E Selma?

«È un antico nome celtico. Il significato è “ricca, felice, affascinante”. È il più bell’augurio che una madre possa fare a sua figlia. Quando la mamma è scomparsa, un anno fa, abbiamo onorato le sue ceneri con le musiche tzigane, perché lei voleva i “truba›i”, che in serbo sono i suonatori degli ottoni. I miei genitori erano molto legati alla natura e alla naturalità del mondo e delle cose. Mio papà, quando è morto nel 2003, ha voluto esser sepolto nudo avvolto da sette metri di lino bianco, secondo un’usanza ebraica. Diceva: “Sono venuto al mondo nudo e nudo me ne vado…”».

Un episodio legato alla sua prestigiosa e “ingombrante” parentela?

«Nel 2004 al concerto finale di una masterclass con Katia Ricciarelli al Teatro all’Antica di Sabbioneta, dovevo cantare l’aria di Norina dal “Don Pasquale”, come al provino di selezione. «Poco prima di andare in scena, il tenore disse alla Ricciarelli: “Signora, sono contentissimo di cantare questa sera con la pronipote di Boris Pasternak!”. Lei mi guardò con le mani sui fianchi: “E perché non me l’hai detto prima?”. Le risposi che volevo colpirla per le mie qualità canore, non per il mio nome. Poco dopo mi portò da Magalli a “I fatti vostri” e in altre trasmissioni televisive. Le era piaciuta la storia della mamma che leggeva Pasternak sotto il banco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Pubblicato sul blog: DI TANTI PALPITI (amfortas.wordpress.com) il 15.11.2014

La nuova stagione di lirica e balletto del Teatro Verdi di Trieste: un paio di considerazioni a latere.

Oggi è stata presentata la nuova stagione lirica e di balletto del Teatro Verdi, finalmente. Prima di esaminarla faccio un passo indietro di una settimana, quando al Caffè San Marco L’Associazione Triestina Amici della Lirica G.Viozzi ha rivelato i risultati del sondaggio sul gradimento del pubblico della stagione appena conclusa con Il Re pastore di Mozart.
Un plauso vada agli organizzatori e dirigenti, che sembrano aver intrapreso una strada un po’ più dinamica del passato. Dinamismo confermato da un simpatico flah mob che ha visto coinvolti, tra gli altri, i baritoni Giorgio Caoduro e Gabriele Ribis, oltre che il soprano Ilaria Zanetti.
Lascia un commento Pubblicato da Amfortas su 15 novembre 2014
Oggi è stata presentata la nuova stagione lirica e di balletto del Teatro Verdi, finalmente. Prima di esaminarla faccio un passo indietro di una settimana, quando al Caffè San Marco L’Associazione Triestina Amici della Lirica G.Viozzi ha rivelato i risultati del sondaggio sul gradimento del pubblico della stagione appena conclusa con Il Re pastore di Mozart.
Un plauso vada agli organizzatori e dirigenti, che sembrano aver intrapreso una strada un po’ più dinamica del passato. Dinamismo confermato da un simpatico flah mob che ha visto coinvolti, tra gli altri, i baritoni Giorgio Caoduro e Gabriele Ribis, oltre che il soprano Ilaria Zanetti. (Incipit per leggere il resto collegarsi al blog)

Per leggere l’articolo sulla nostra conferenza stampa dell’8.11.14 pubblicato dal PRIMORSKI del 13 novembre 2014, cliccare su questo link:TS1311-TRST_03-7

Articolo pubblicato il 10.11.2014 su IL PICCOLO

Amici della lirica, un flash-mob col “Toreador”
Il sodalizio ha comunicato i risultati del sondaggio sulla stagione lirica e presentato iniziative e “trasferte”

TRIESTE. All’Antico Caffè San Marco si chiacchiera, si legge, si lavora a un computer o a un tablet. Nessuno immagina che fra i tavoli all’improvviso esploderà un canto, “Votre Toast”, ovvero l’aria del brindisi del Toreador dalla “Carmen” di Bizet.

Un coro festoso come nella taverna dell’opera, a riprova che anche le occasioni di ascolto della musica lirica possono comunicare forti emozioni.

Piace l’energia della musica all’Associazione Amici della Lirica “G. Viozzi”, che ha dedicato una conferenza stampa al rilancio della sua attività e ai risultati del sondaggio sul gradimento della passata stagione lirica del Teatro Verdi. A organizzare il flash-mob riunendo cantanti della regione, alcuni dei quali noti al pubblico del nostro ente lirico, è stato il baritono Gabriele Ribis, nuovo direttore artistico dell’associazione, che ha coinvolto il baritono Giorgio Caoduro, i soprani Ilaria Zanetti e Selma Pasternak, il contralto Sibilla Serafini, con l’accompagnamento della pianista Harriett Lawson.

Il sondaggio ha valutato con un 7.1 la stagione lirica del Teatro Verdi. Il gradimento maggiore va alle opere desuete e agli allestimenti tradizionali. Fra i cantanti predomina Eva Mei, i direttori d’orchestra prediletti sono ancora Gianluigi Gelmetti e Donato Renzetti, ma anche Felix Krieger, che ha diretto “Il re pastore”.

«Per gli amanti della lirica le opere da vedere e sentire non bastano mai», hanno detto i responsabili del sodalizio, perciò l’associazione guarda anche all’estero, in particolare a Klagenfurt, Graz e Lubiana.

La collaborazione con Radioattività, ad esempio, offre la possibilità di comode trasferte in pullman nei teatri lirici di queste città, con costi accessibili e sconti fino al 20 per cento sul prezzo dei biglietti.

Piacciono soprattutto ai giovani, invece, le opere trasmesse in diretta live via satellite al cinema The Space, dal Covent Garden di Londra e dal Metropolitan di New York.

Non mancheranno piccoli eventi musicali al Museo Schmidl e guide all’ascolto che si terranno al Circolo della Stampa, a partire dal 9 dicembre. L’Associazione ha sede in via Torrebianca 10, da Comunicarte (tel. 3339160598).

Per informazioni: info@amiciliricaviozzi.it, www.amiciliricaviozzi.it, www.facebook.com/amiciliricaviozzi.

Maria Cristina Vilardo

 

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